Sosta breve a Malacca, a metà strada tra Kuala Lumpur e Singapore.

Il mio viaggio in Malesia è iniziato dalla sua capitale, Kuala Lumpur. Prima di dirigersi a sud, a Singapore, ne abbiamo approfittato per visitare Malacca, cittadina dal profumo portoghese utile a spezzare il viaggio.

Arriviamo a Malacca dopo un paio d’ore di bus dal TBS, il terminal dei pullman appena fuori dal centro di Kuala Lumpur, a sud-est. L’atmosfera è talmente diversa (più rilassata) che ce la prendiamo con calma e per arrivare al nostro hotel aspettiamo con calma il bus locale n°17 invece di prendere un taxi. Con noi ci sono solo altri due stranieri, due backpacker europei, probabilmente olandesi. Arriviamo in pochi minuti alla Dutch Square.

Qui intorno, lo “0 miles” sign, il cartello stradale che indica il punto centrale da cui vengono misurate tutte le distanze del Paese. Questo segno ha un’importanza storica, poiché Malacca è stata un importante centro commerciale e città coloniale, fungendo da riferimento per le infrastrutture e la viabilità del territorio malese.

Malacca, dopo Kuala Lumpur, è la quiete dopo la tempesta. È dove gli occhi dei malesi sembrano più felici e dove la povertà non sembra particolarmente diffusa.

Lo “0 miles” sign, a Malacca.

Malacca nel weekend è un po’ la nostra Riccione: tanta gente in strada, tanti malesi e singaporiani (esiste questa parola?) che arrivano a trascorrervi un paio di giorni, le luci dei risciò a tema e la musica altissima che questi diffondono. Il risciò “tipico” ha il triplo delle luci del vostro albero di Natale, è ricoperto di immagini di un cartone animato improbabile (Hello Kitty, Frozen, Rapunzel, i Minions ecc…) rispettandone con massima cura la palette di colori (roba che i migliori grafici del mondo si sognano!). Il carrozzone, trainato da una bici, ha sul retro un impianto stereo degno di una discoteca grosso più o meno come un carrello della spesa.  

Di nuovo Dutch Square
I sobri mezzi di trasporto di Malacca.

Superata la schiera di risciò, si segue il fiume umano lungo Jonker Street, la via nella quale si riversano tutti: malesi, turisti, commercianti che provano a vendere la loro mercanzia, ristoratori di strada che piazzano il loro carrettino davanti ad altri, ecc… Come sempre non posso rifiutare una specie di frullato di cocco. È buonissimo! Vorrei provare altre mille cose, soprattutto dolcetti, ma il tipo non mi aiuta quindi rinuncio con l’illusione di non ingrassare.

Frida a Jonker Street
Le luci di Jonker Street

Malacca è la dimostrazione che l’entità del tempo è relativa: tutto ciò che ha più di qualche secolo, è considerato antico ed è spesso in rovina. La St.Paul Church, ad esempio, risale al 1500 (cosa “normale” per noi italiani) ma versa più o meno nelle stesse condizioni in cui si trovano i Fori Imperiali a Roma.  

Ma Malacca è anche altro. Malacca è la tranquillità del fiume, è il retro dei ristoranti con i tavolini a filo d’acqua, è la terrazza della Guesthouse che si affaccia sul canale. Una cena così può durare ore, ore perse a guardare i riflessi della luce che si muovono con la corrente.

Cose fintamente antiche: la porta di Santiago
Splende la luna sul lungo fiume.